CampoBase - Sussidiario delle discipline Storia - Geografia 4 Libro accessibile

Scrivere nell’antico Egitto La scrittura degli Egizi si sviluppò a partire dal 3500 a.C. per la necessità di registrare le tasse e le spese di un regno che stava diventando sempre più grande e complesso. Era formata da centinaia di segni detti geroglifici, parola che significa “segni sacri”. Ognuno di quei segni poteva essere un pittogramma, se rappresentava un oggetto con il suo disegno, oppure un ideogramma, se voleva indicare un’azione o un’idea. Era una scrittura molto complessa e per imparare a scrivere era necessaria una lunga formazione, che durava anni: fu proprio per questo motivo che gli scribi, gli unici a conoscerne i segreti, godevano di molto prestigio e considerazione nella società egizia. Comunque, col tempo, gli Egizi utilizzarono anche altre forme di scrittura più semplici del geroglifico: lo ieratico e, successivamente, il demotico, più veloce da scrivere. Uno scriba seduto, con il rotolo di papiro sulle ginocchia, appoggiato sopra il gonnellino teso. Con la destra probabilmente teneva un pennello. Un papiro del cosiddetto “Libro dei Morti”, testo religioso risalente all’XI-X sec. a.C. A differenza dei popoli della Mesopotamia che scrivevano sulle tavolette d'argilla, gli Egizi usavano fogli leggeri e resistenti ricavati dalle piante di papiro. La lavorazione del papiro OSSERVO E IMPARO LA STELA DI ROSETTA La scrittura egizia rimase un mistero, fino a quando nel 1799, nella città di Rosetta, vicino ad Alessandria, venne ritrovata una lastra di granito nero (stele), su cui era inciso un decreto del faraone Tolomeo V in tre lingue: geroglifico, demotico e greco antico. Dato che il greco antico era conosciuto fu possibile tradurre l’antica scrittura egizia e quindi tutte le scritture rinvenute nelle tombe e nei templi. La stele di Rosetta. Lo studioso francese Champollion comprese che i geroglifici potevano anche corrispondere a dei suoni, che combinati tra loro formavano le parole.
Scrivere nell’antico Egitto La scrittura degli Egizi si sviluppò a partire dal 3500 a.C. per la necessità di registrare le tasse e le spese di un regno che stava diventando sempre più grande e complesso. Era formata da centinaia di segni detti geroglifici, parola che significa “segni sacri”. Ognuno di quei segni poteva essere un pittogramma, se rappresentava un oggetto con il suo disegno, oppure un ideogramma, se voleva indicare un’azione o un’idea. Era una scrittura molto complessa e per imparare a scrivere era necessaria una lunga formazione, che durava anni: fu proprio per questo motivo che gli scribi, gli unici a conoscerne i segreti, godevano di molto prestigio e considerazione nella società egizia. Comunque, col tempo, gli Egizi utilizzarono anche altre forme di scrittura più semplici del geroglifico: lo ieratico e, successivamente, il demotico, più veloce da scrivere. Uno scriba seduto, con il rotolo di papiro sulle ginocchia, appoggiato sopra il gonnellino teso. Con la destra probabilmente teneva un pennello. Un papiro del cosiddetto “Libro dei Morti”, testo religioso risalente all’XI-X sec. a.C.  A differenza dei popoli della Mesopotamia che scrivevano sulle tavolette d'argilla, gli Egizi usavano fogli leggeri e resistenti ricavati dalle piante di papiro.   La lavorazione del papiro OSSERVO  E IMPARO  LA STELA DI ROSETTA La scrittura egizia rimase un mistero, fino a quando nel 1799, nella città di Rosetta, vicino ad Alessandria, venne ritrovata una lastra di granito nero (stele), su cui era inciso un decreto del faraone Tolomeo V in tre lingue: geroglifico, demotico e greco antico. Dato che il greco antico era conosciuto fu possibile tradurre l’antica scrittura egizia e quindi tutte le scritture rinvenute nelle tombe e nei templi. La stele di Rosetta. Lo studioso francese Champollion comprese che i geroglifici potevano anche corrispondere a dei suoni, che combinati tra loro formavano le parole.