CampoBase - Sussidiario delle discipline Storia - Geografia 4 Libro accessibile

FOCUS STORIA ATTIVA Deir el-Medina, il villaggio operaio e la necropoli IL VILLAGGIO E LE CASE Deir el-Medina era il villaggio che ospitava le famiglie di operai e artigiani addetti alla costruzione e alla decorazione delle tombe faraoniche della Valle dei Re. Il villaggio, di circa 500 abitanti, era circondato da un muro di cinta; le abitazioni di dimensioni modeste, erano fatte in mattoni di argilla e paglia con fondamenta di pietra. Le case erano composte da un ingresso, una sala principale, due stanze più piccole, una cucina con cantina e una scala che conduceva al tetto. Nicchie ricavate nelle pareti contenevano statuette di dei ed antenati e piccoli altari. Vista la scarsità del legno in Egitto, i mobili erano pochi ed essenziali. I resti del villaggio di Deir el-Medina. Questo modellino di casa era stato messo in un sepolcro per fornire al defunto una dimora nell’aldilà. LA NECROPOLI DEGLI OPERAI Nei pressi di Deir el-Medina sorse una necropoli per la sepoltura degli abitanti del villaggio: durante i giorni di riposo, gli operai potevano lavorare alle proprie tombe, e dato che erano tra gli artigiani migliori dell’Egitto, le loro sepolture sono tra le più spettacolari della riva occidentale del Nilo. Gli artigiani abbellivano le loro tombe con piccole piramidi. IL LAVORO DEGLI OPERAI ED ARTIGIANI Ogni mese era diviso in tre decadi: ad ogni otto giorni di lavoro seguivano due giornate di riposo. Le giornate lavorative erano di otto ore, separate dalla pausa di mezzogiorno per il pranzo. Ogni squadra di lavoro era formata da operai specializzati divisi in gruppi che comprendevano cavapietre, manovali, carpentieri, scalpellini, stuccatori, disegnatori, pittori, scultori, architetti. Spesso partecipavano ai lavori anche i figli degli operai, chiamati “ragazzi delle tombe”, che svolgevano i lavori più semplici e meno faticosi, in quanto il lavoro veniva tramandato di padre in figlio. Lo scriba curava il registro delle assenze, segnava il lavoro svolto, gli attrezzi utilizzati e teneva i conti dei salari degli operai. La paga era costituita da razioni alimentari fornite dal re che comprendevano cereali, pane, birra, sale, pesce, verdure, vino e legna da ardere. La polizia del faraone sorvegliava gli operai e teneva sotto controllo i magazzini degli strumenti e quello delle scorte di cibo, per evitare i furti. Su questo frammento è annotata l'assenza di due operai perché morsi da uno scorpione. Oggetti personali di Merit, moglie di Kha, capo architetto dei lavori della necropoli tebana al servizio del faraone Amenhotep III. Interno della tomba di Pashed, caposquadra di uno dei gruppi di lavoratori che realizzarono le grandi tombe reali.
 FOCUS  STORIA ATTIVA  Deir el-Medina, il villaggio operaio e la necropoli IL VILLAGGIO E LE CASE Deir el-Medina era il villaggio che ospitava le famiglie di operai e artigiani addetti alla costruzione e alla decorazione delle tombe faraoniche della Valle dei Re. Il villaggio, di circa 500 abitanti, era circondato da un muro di cinta; le abitazioni di dimensioni modeste, erano fatte in mattoni di argilla e paglia con fondamenta di pietra. Le case erano composte da un ingresso, una sala principale, due stanze più piccole, una cucina con cantina e una scala che conduceva al tetto. Nicchie ricavate nelle pareti contenevano statuette di dei ed antenati e piccoli altari. Vista la scarsità del legno in Egitto, i mobili erano pochi ed essenziali. I resti del villaggio di Deir el-Medina. Questo modellino di casa era stato messo in un sepolcro per fornire al defunto una dimora nell’aldilà. LA NECROPOLI DEGLI OPERAI Nei pressi di Deir el-Medina sorse una necropoli per la sepoltura degli abitanti del villaggio: durante i giorni di riposo, gli operai potevano lavorare alle proprie tombe, e dato che erano tra gli artigiani migliori dell’Egitto, le loro sepolture sono tra le più spettacolari della riva occidentale del Nilo. Gli artigiani abbellivano le loro tombe con piccole piramidi. IL LAVORO DEGLI OPERAI ED ARTIGIANI Ogni mese era diviso in tre decadi: ad ogni otto giorni di lavoro seguivano due giornate di riposo. Le giornate lavorative erano di otto ore, separate dalla pausa di mezzogiorno per il pranzo. Ogni squadra di lavoro era formata da operai specializzati divisi in gruppi che comprendevano cavapietre, manovali, carpentieri, scalpellini, stuccatori, disegnatori, pittori, scultori, architetti. Spesso partecipavano ai lavori anche i figli degli operai, chiamati “ragazzi delle tombe”, che svolgevano i lavori più semplici e meno faticosi, in quanto il lavoro veniva tramandato di padre in figlio. Lo scriba curava il registro delle assenze, segnava il lavoro svolto, gli attrezzi utilizzati e teneva i conti dei salari degli operai. La paga era costituita da razioni alimentari fornite dal re che comprendevano cereali, pane, birra, sale, pesce, verdure, vino e legna da ardere. La polizia del faraone sorvegliava gli operai e teneva sotto controllo i magazzini degli strumenti e quello delle scorte di cibo, per evitare i furti. Su questo frammento è annotata l'assenza di due operai perché morsi da uno scorpione. Oggetti personali di Merit, moglie di Kha, capo architetto dei lavori della necropoli tebana al servizio del faraone Amenhotep III. Interno della tomba di Pashed, caposquadra di uno dei gruppi di lavoratori che realizzarono le grandi tombe reali.